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MUSICANTI DEL PICCOLO BORGO
Ecchite Maje Etichetta: RadiciMusic Records Genere: ETNICA Anno: 2009 Musicisti: Silvio Trotta Marika Spezia Stefano Tartaglia Mauro Bassano Alessandro Bruni Gianmichele Montanaro OSPITI Giancarlo Parisi Nando Citarella Andrea Piccioni CD 14.00 Euro ORDINA |
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Il nuovo cd dei Musicanti del Piccolo Borgo, Ecchite maje già dal titolo appare come una sorta di piccolo omaggio ad una delle più importanti raccolte di interesse etnomusicale dedicate al Molise, quella realizzata da Alberto Mario Cirese e Diego Carpitella durante i primi due giorni di maggio del 1954 a Fossalto, a Portocannone ed a Ururi per conto del Centro nazionale di studi di musica popolare (oggi Archivi di Etnomusicologia dellAccademia nazionale di Santa Cecilia) di Roma. Infatti, riprende, dandone una nuova lettura secondo lo stile proprio dei Mdpb, tre brani fra i più significativi ed emblematici dellintera Raccolta 23, nome dellinsieme dei 48 brani registrati dai due studiosi, antropologo Cirese, etnomusicologo Carpitella (il disco della R23 è oggi disponibile, insieme a saggi di approfondimento, in Musiche tradizionali del Molise. Le registrazioni di Diego Carpitella e Alberto Mario Cirese 1954, a cura di Maurizio Agamennone e Vincenzo Lombardi, Squilibri 2005). Ulteriore elemento di ancoraggio territoriale appare - ed è lomaggio al patrimonio musicale di tradizione orale del Molise rappresentato dalle sette tracce su dieci contenute nel disco appartenenti al repertorio regionale, oltre a brani comunque diffusi in area molisana. Fra questi, di particolare ed indubbia suggestione è la riproposta di Ritorno dalla transumanza (CD/tr.8), fra i primi canti molisani notati in musica, in questo caso dalla mano di Oreste Conti in Letteratura popolare capracottese (Pierro 1911). Laffettuoso tributo che il gruppo, in parte molisano, dedica alla Raccolta 23 è dichiarato già in apertura con la scelta, a mio avviso, estremamente significativa di rivisitare uno dei pochissimi esempi molisani di tarantella accompagnata da tamburo a cornice, comunque non frequenti nella documentazione sonora storica. Il ballo cantato di Ururi è unico anche per il suo impianto originario in ritmo binario, piuttosto che ternario come avviene in altre danze del Meridione dItalia. Pare opportuno evidenziare come gli ingredienti adottati vengano presentati sapientemente proprio in apertura dellopera (Tarantella, CD/tr.1) in una sorta di inventario o, meglio, di dichiarazione dei propri strumenti linguistico-musicali: il tamburello in solo; la bella e fascinosa voce femminile dalla tipica grana vocale e dalla particolare marcatura timbrica; linconfondibile linea melodica con impianto scalare che richiama fortemente la modalità lidia; lutilizzo della lingua arbëreshe, emblema storico e culturale di una doppia diversità; lentrata in successione della chitarra battente dal suono delicato ma tagliente, anchessa marcatura sonora di contiguità territoriali e frequentazioni musicali fra le aree basso molisane e la vicina area garganica. Infine, come nellintento di costruire un virtuale soundscape, la tavolozza dei colori è completata dagli intermezzi affidati ad organetto e ciaramella che, soprattutto nella caratterizzazione delle rispettive proposte melodiche, evocano un antico dialogo culturale e musicale tipico delle terre di mezzo e di passo come il Molise, troppo piccole per affermare una piena e marcata identità musicale, troppo forti per non sceglierla ed esprimerla con intensità e decisione. Dopo aver fissato dei punti di riferimento, aver marcato timbricamente, quasi percettivamente, il campo sonoro, il disco si snoda - e conduce lascoltatore - in un viaggio musicale fra balli cantati, canti rituali, satirici, di transumanza, narrativi (come quello dedicato a vicende belliche dellultimo conflitto mondiale: Pastorale per Gaspare e Rodolfo, CD/tr.10). Di grande suggestione risultano le modalità di riproposta di Ecchite maje (CD/tr. 3), canto di maggio per il rito della pagliara di Fossalto. Sono fortemente evocative sia la scelta di adottare un solenne e grave andamento processionale, che esalta lambientazione rituale originaria, sia quella di utilizzare una zampogna a paro, analoga nellimpianto di base alla zampognetta di Fossalto, così come appare congruo il suo utilizzo performativo. Questultimo ricorda le osservazioni che lo stesso Carpitella ebbe modo di annotare, individuando le differenze con lo stile pastorale per zampogna calabrese, lucano, campano: lelemento tipico che distingue lo stile della pagliara di Fossalto è quello della voce che si muove secondo gradi congiunti, con un disegno ritmico simmetrico e preciso, mentre nel fondo la zampogna sostiene con un pedale continuo appena accennato nel disegno dellaccompagnamento: in maniera cioè di dare limpressione, apparente ma non reale, di una poliritmia. Completano lopera lestemporanea invenzione canora di Nando Citarella in Fronna e cant pe Musicant (CD/tr.4) dedicata, appunto, ai Mdpb; la riproposta di balli registrati in regioni limitrofe come la Quadritara di Corleto Perticara (Pz), originariamente per arpa, nel disco impreziosita da una bella linea di basso e dalle corde della battente che accompagnano le varie proposte della melodia (CD/ tr.7); la presentazione di nuove versioni di brani registrati in varie località centro meridionali dagli stessi Musicanti. Ma, più di ogni altra cosa, il disco è reso prezioso dal sapere e saper fare musicale che nella loro ormai prestigiosa carriera di ricercatori, compositori e divulgatori di cultura musicale i Musicanti del Piccolo Borgo hanno saputo acquisire e che, cosa più importante, sanno restituire a piene mani. Vincenzo Lombardi (Università degli studi del Molise) |
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